Un blog sulle bibite gassate, dalle più comuni alle più introvabili.

 
 


 
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Pubblicato da Stefano De Val il 16 maggio 2014 in Blog
 
 

Tentativi in pausa pranzo: Bionade

Ogni impiegato ha la propria routine per la pausa pranzo.

Quelli più fortunati hanno una mensa decente a cui rivolgersi in cui trovare una varietà sana di primi e secondi. I più snob vanno a mangiare sui tavolinetti esterni nel ristorantino fronte piazza. I più risparmiosi si portano da mangiare un panino o un’insalata da casa.

Un bibitaro, invece, va al supermercato bio. Il motivo non è ovviamente la ricerca di una maggiore qualità nella frutta e verdura – tsk – ma la consapevolezza che nei supermercati bio si apra il nuovo mondo delle bibite bio.

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Bionade Ingwer-Orange

Ce ne sono una varietà imbarazzante, ma la marca (tedesca) che ha colpito l’occhio del sottoscritto si chiama Bionade.

In realtà la bevanda nasconde un’origine molto interessante. L’idea nasce dalla volontà di Dieter Leipold, proprietario di una birreria a Ostheim vor der Rhön, di produrre le bevande a partire dagli stessi principi usati per la produzione della birra, ovvero acqua, zucchero, malto, nessun additivo e con produzione basata sulla fermentazione. Il segreto sta nella capacità di convertire lo zucchero che normalmente diventerebbe alcol, nel non alcolico acido glucolico utilizzato poi per la fermentazione, mentre sarà compito degli aromi naturali a differenziare i vari sapori.

Ecco, la mia pausa pranzo è consistita in un panino con un insaccato qualsiasi e una bottiglietta di Bionade Ingwer-Orange, ovvero arancia e ginger.

A me spiace non riuscire a parlare bene delle bibite tedesche, ma anche questa non sono riuscito a farmela piacere: la bottiglia è molto carina nel suo essere trasparente e di forma come una bottiglia di birra con design retrò, ma il gusto non è di certo all’altezza. Va bene la presenza del ginger che dà un primo impatto da crodino, ma la dolcezza e le proprietà dissetanti dell’arancia non arrivano mai, lasciando una spiacevole sensazione calda sul palato.

Non voglio essere  tranciante come il mio collega che al primo sorso ha commentato con un sa da calzini”, ma in effetti fatico a trovare un target per questa tipologia di bibite, se non chi voglia fare un’esperienza (ghiacciata!) diversa da un crodino analcolico, volendo sostituire la solita birra.

In Germania.


Stefano De Val

 


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