Un blog sulle bibite gassate, dalle più comuni alle più introvabili.

 
 


 
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Pubblicato da Francesco De Val il 12 giugno 2014 in Blog
 
 

“Più succo nelle bibite italiane”, è un bene?

Bibite e succhiIl Bibitaro si occupa anche delle normative sulle bibite, quindi facciamo i seri.

La Camera dei Deputati ha appena approvato un emendamento (di iniziativa PD) in conseguenza del quale le bibite prodotte sul suolo italiano dovranno portare il minimo di succo naturale contenuto dal 12% al 20%.

Di per sè la notizia pare molto positiva, esultano infatti Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti, e Franco Verrascina, presidente Confederazione Produttori Agricoli, ma se il decreto andasse poi in porto (manca la verifica al Senato) c’è il rischio che si trasformi in un boomerang per i produttori italiani di bibite.

Perché?

Perché la norma non si applicherebbe alle bibite importate dall’estero perché vieta la produzione, non la commercializzazione, quindi ci sono 3 rischi a cui si potrebbe andare incontro:

- Perdita di competitività. Un aumento del succo naturale significa costi più alti, quindi le bibite importate dall’estero potrebbero aumentare la propria fetta di mercato a discapito delle bibite italiane.
- Succo dall’estero. Non si parla di succo di origine italiana, quindi non è garantita la qualità.
- Delocalizzazione della produzione (come dice la CGIL). Per esempio la Coca-Cola ora produce in Italia, ma se questa norma la costringesse a cambiare troppo le proprie ricette (o se aumentassero troppo i costi), tali da rendere poi irriconoscibili i propri prodotti, sarebbe inevitabile spostare la produzione all’estero e limitarsi a importare i prodotti in Italia.

Insomma, come dice Aurelio Ceresoli, presidente di Assobibe:

La proposta ripresentata in Parlamento limita l’offerta di prodotti apprezzati dai consumatori da decenni, non garantisce benefici certi per l’agricoltura nazionale visto che non prevede l’obbligo di impiegare succo di frutta italiano e introduce vincoli e divieti esclusivamente a chi produce in Italia e non alle bevande confezionate in altri Paesi e vendute nel nostro (…). E’ folle pensare di penalizzare le sole imprese italiane; eventuali nuove regole devono valere anche per i produttori degli altri Paesi UE.

Se ci fosse una norma a livello europeo sarebbe sicuramente diverso. Il deputato NCD Paolo Tancredi afferma: “Il Governo approva una norma che non è detto che superi il vaglio della Commissione Europea perché, probabilmente, lede la clausola di legittima concorrenza”.

La speranza insomma è che sia “solo” necessario correggere il tiro all’emendamento, ma bisognerà vedere se c’è la volontà politica di farlo e quindi se si è trattato semplicemente di un errore in buona fede del legislatore. In alternativa bisognerà sperare nell’intervento della Commissione Europea.


Francesco De Val

 


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